N° 27506 - 21/02/2015 5:14 - Stampa - -

DISCUSSIONE DELLA SETTIMANA

Libere Professioni: "Scusateci se esistiamo"

Che le libere professioni ed in particolare quelle tecniche non vivano un momento particolarmente favorevole, è fatto ormai noto a tutti. Ma la domanda che tormenta le menti di chi nonostante tutto continua a vivere con dignità la professione è: perché?

Perché questo continuo attacco alle professioni tecniche?Per quale motivo si sta cercando di sminuire l’apporto delle professioni intellettuali?

Recentemente ho fatto un’interessante chiacchierata con l’arch. Elio Caprì, Presidente dell’Associazione Regionale Liberi Professionisti Architetti e Ingegneri, il quale mi ha confermato un concetto che personalmente ritengo imprescindibile affinché si possa ridare quella dignità ormai perduta. “Serve un’iniziativa a livello nazionale per coinvolgere tutte le altre realtà associative e porre al Governo Nazionale la necessità di approvare in tempi brevi la proposta di Legge per la Qualità dell’Architettura”.

Da esperto in materia di opere pubbliche, l’arch. Caprì ha ricordato come “la normativa vigente in Italia in materia di realizzazione di opere pubbliche, prevede il ricorso ai liberi professionisti solo dopo che all’interno delle Pubbliche Amministrazioni venga accertata la non possibilità di progettare o dirigere un’opera. Il nostro ruolo si può quindi definire di surroga; per nessun’altra professione in Italia esiste tale condizione”.

Ma oltre a questo, sono state evidenziate le falle dell’attuale apparato normativo in materia di opere pubbliche (che si spera possa essere sanato con il recepimento delle direttive appalti). “Quando si ricorre ai liberi professionisti – ha continuato Elio Caprì – questi devono possedere, per partecipare alla gara per l’affidamento, requisiti di fatturato e di numero di dipendenti che escludono tutti i giovani professionisti. Questo meccanismo non premia né può premiare la qualità del progetto”.

La possibile soluzione del problema è stata individuata nel “Code des Marchés Publics”, ovvero nel codice dei contratti pubblici che vige in Francia, che è stato strutturato in modo aperto, semplice e trasparente, affinché le procedure (tutte gestite via web) mettano tutti sullo stesso piano e premino l’idea progettuale migliore a prescindere dalla dimensione o dal CV. L’idea progettuale viene presentata mediante l’utilizzo di soli 2 elaborati progettuali. La vincitrice viene poi messa in consultazione pubblica, affinché anche i cittadini possano essere partecipi nello sviluppo dell’opera, aumentando in questo modo la consapevolezza e l’attaccamento verso il proprio territorio.

L’arch. Caprì ha, infine, evidenziato come l’attuale apparato normativo abbia accorpato in un unico testo le procedure per la progettazione delle opere e quelle per l’appalto dei lavori, ovvero argomenti che non solo attengono a diverse discipline e competenze, ma soprattutto esigono un approccio culturale di diverso spessore. Inoltre “Nella normativa vigente in materia di lavori pubblici (Codice dei Contratti e Regolamento di attuazione) in nessuna delle 378.257 parole di cui sono composti, non troviamo più la parola architetto o ingegnere: veniamo definiti operatori economici. Nella patria di Brunelleschi, di Leon Battista Alberti, di Bramante non esiste una Legge sull’Architettura a differenza di quasi gli altri paesi europei”.

“Con le attuali procedure – ha concluso Caprì – Michelangelo Buonarroti non avrebbe potuto progettare e realizzare la cupola della Basilica di S. Pietro, perché non avrebbe avuto il fatturato, i requisiti organizzativi, ecc.”.

L’Associazione Regionale Liberi Professionisti Architetti e Ingegneri e l’arch. Elio Caprì hanno confermato la loro presenza all’incontro del 27 febbraio presso l’Ordine degli Architetti di Roma (per maggiori info clicca qui), in cui si proverà a creare una rete coordinata tra professioni intellettuali, ordinistiche e non ordinistiche, da estendere a tutti i lavoratori autonomi titolari di partita iva, che possa provare a trovare una soluzione congiunta alle iniquità che le libere professioni sono costrette a sopportare. Coalizione e alleanza rappresentano, infatti l’unico modo per acquisire la forza necessaria a porre in essere un deciso cambiamento.

A proposito, a questo incontro sarò presente anche io per raccontarvi tutto in diretta tramite il mio account Twitter.