N° 25119 - 17/06/2014 5:13 - Stampa - -

DISCUSSIONE DELLA SETTIMANA

Architetti: nel mirino dell’Antitrust i software per calcolare le parcelle

Consiglio Nazionale: ‘grave che un’Autorità pubblica rincorra i fantasmi di un inesistente trust di 150 mila architetti’

L’Antitrust ha aperto un’istruttoria nei confronti degli Ordini degli Architetti di Roma, Firenze e Torino per verificare l’esistenza di eventuali intese restrittive della concorrenza.

Sotto la lente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è finito un software per calcolare i compensi professionali, che gli Ordini hanno messo a disposizione degli iscritti sui propri siti web.

Il calcolatore consente al professionista di definire il proprio compenso compilando una serie di voci già predisposte: importo dei lavori da eseguire, relativa classe e categoria, percentuale di spese previste, nonché selezionando le prestazioni che verranno erogate per i suddetti lavori, ottenendo così un valore dell’importo della parcella, calcolato in funzione delle prestazioni che verranno erogate.

Tutti e tre gli Ordini che offrono il servizio specificano nella stessa pagina web che le tariffe professionali sono stateabrogate dal Decreto Bersani (DL 1/2012 convertito nella Legge 27/2012), che il metodo di calcolo costituisce solo uno dei possibili parametri per calcolare il compenso professionale e che l’applicazione di tale metodo di calcolo non è obbligatoria. Per calcolare i compensi, il software utilizza le tariffe professionali vigenti prima del Decreto Bersani.

 

Gli Ordini di Roma, Firenze e Torino – spiega l’Antitrust – essendo enti territoriali rappresentativi di “imprese”, sono delle associazioni di imprese; quindi i servizi di calcolo dei compensi professionali che essi offrono, costituiscono deliberazioni di associazioni di imprese e, pertanto, appaiono definibili come “intese”.

Tali intese – continua l’Antitrust – sono vietate dalla Legge 287/1990, in quanto suscettibili di determinare, favorire o facilitare il coordinamento dei comportamenti degli architetti in relazione alla quantificazione dei rispettivi compensi professionali, con conseguente alterazione della concorrenza.

Infatti, secondo l’AGCM, i compensi risultanti dai calcolatori proposti dai tre Ordini sono idonei a rappresentare per i professionisti un focal point in relazione al comportamento di prezzo da tenere sul mercato. E quando un organismo rappresentativo di imprese individua prezzi di riferimento, anche se non obbligatori, si possono determinare effetti negativi per la concorrenza, alla stessa stregua dei prezzi obbligatori.

Ciò in quanto – aggiunge l’Antitrust – la mera esistenza di prezzi cui far riferimento si presta, da un lato, a facilitare ilcoordinamento dei prezzi fra i prestatori dei servizi e, dall’altro, ad ingannare i consumatori in merito alla misura dei livelli ragionevoli dei prezzi. Si tratta – conclude il documento – di una decisione associativa che rientra tra le principali e più serie restrizioni della concorrenza.

Durissima la replica del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, che ha definito l’apertura dell’istruttoria da parte dell’Autorità “l’ennesima dimostrazione che la bizantina applicazione delle norme in Italia nasconde la consueta politica (e pratica) di essere deboli con i forti, forti con i deboli”.

Secondo il Cnappc, l’atto parte da premesse errate, “clamorosa quella di considerare gli Ordini professionali ‘associazioni d’impresa’” e da “una evidente ignoranza riguardo alla realtà professionale italiana e del suo mercato, dove vige una concorrenza spietata spesso a danno della qualità e della sicurezza dell’abitare”.

“Grave è che, ancora una volta – continua la nota del Cnappc – un’Autorità pubblica delegata a regolare il mercato e proteggere i consumatori, dedichi il suo tempo e le sue risorse a rincorrere i fantasmi di un inesistente trust di 150 mila architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, il cui reddito medio è certificato ormai inferiore ai 20 mila euro annui, mentre i cittadini italiani sono vittime quotidiane di vere intese restrittive della concorrenza e alterazioni del mercato, che spesso abbiamo denunciato e che l’Autorità non vede, o non vuole vedere”.

Tra gli esempi citati dal Cnappc:

- il fatto che il 99% degli architetti italiani siano esclusi dal mercato dei lavori pubblici, “avendo la norma artatamente innalzato le condizioni di accesso”;

- la vendita sul web di prestazioni professionali come la certificazione energetica a 40 euro, “evidenti truffe, vista la mole di lavoro necessaria per certificare opere che danno diritto a bonus fiscali”;

- le attività di dumping ripetute su tutto il territorio nazionale “con la complicità della P.A., in gare con sconti oltre il 90% o addirittura gratuite”.

“E che dire – continua il Cnappc – della limitazione alla concorrenza causata dallo strapotere delle partecipate pubbliche che programmano, progettano, appaltano, dirigono i lavori e se li liquidano, con incarichi diretti, sempre senza strutture adeguate e competenti? Da Expo a Mose, passando perL’Aquila, il G8, il Ponte di Messina, le Città della Salute, il mercato è drogato dallo stesso potere pubblico e politico che nomina Autorità di Vigilanza ‘terze’ che serenamente si dedicano del tutto impropriamente a vessare chi, con chiarezza, informa il consumatore dei suoi diritti, assumendo le proprie responsabilità in un codice deontologico che – con tutta evidenza – l’Antitrust sembra non aver letto”.

“Risponderemo puntualmente alle osservazioni dell’Antitrust – assicura il Consiglio Nazionale – ma esprimiamo pubblicamente la nostra indignazione, in quanto rappresentanti dello Stato responsabili (e non associazione d’imprese), nel verificare che l’Autorità continua ad esercitare i propri poteri alla luce del pregiudizio”.

“Non resta che informare l’Antitrust – conclude il Cnappc – sul fatto che gli Ordini hanno pubblicato ‘fogli’ che calcolano gli emolumenti sulla base di un Decreto del Ministero che li vigila (Parametri bis – DM 143/2013) ed il suggerimento a trascorrere un paio di giornate in uno Studio di architettura di un qualunque luogo italiano per essere meglio a conoscenza della realtà del mercato e della concorrenza, prima di prendere decisioni incongrue”.