N° 30229 - 27/06/2016 9:29 - Stampa - -

DISCUSSIONE DELLA SETTIMANA

Speciale accesso Fondi EU partite IVA, parte I

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I soldi ci sono, sì, ma dentro un fortino quasi inaccessibile. Parliamo dei fondi strutturali europei che l’ultima Legge di Stabilità ha finalmente reso disponibili anche ai liberi professionisti italiani, alle partite Iva, ai freelance. Una rivoluzione perché permetterebbe anche a chi non ha una azienda o una attività artigianale iscritte alla Camera di Commercio, di ottenere finanziamenti per il proprio lavoro o per progetti connessi.

 

Ma a sei mesi di distanza quanto delle prescrizioni normative è stato attuato? Dopo la campagna di Acta (il movimento che rappresenta i lavoratori autonomi) dedicata a scovare quei bandi che escludono le partite IVA pur dovendo includerle per legge, La Nuvola fa il punto della situazione provando a capire quanto sia davvero possibile per un libero professionista, al momento, partecipare a un bando per contributi europei. A partire dalla definizione di fondo europeo e accessibilità. Nella seconda parte dello speciale, invece, scopriremo quali Regioni offrono davvero possibilità di accedere ai bandi per i cosiddetti fondi indiretti.

 

Fondo perduto, prestito, garanzia/ Immaginate di essere un giovane avvocato, un giovane architetto e di voler avviare il vostro studio: accedere a un contributo specifico potrebbe sostenere la spinta iniziale dell’attività. Molti giovani professionisti italiani pensano al contributo europeo come un contributo a fondo perduto, vincolato a un progetto specifico: si pensa, cioè, che la spinta economica iniziale coincida con un obolo che non vada poi restituito o quanto meno restituito sotto forma di servizi o partecipazioni (come avviene per le start up). Questa immagine è solo parzialmente veritiera, perché non tutti i fondi europei sono a fondo perduto e anche quando dovrebbero esserlo si scopre poi essere stati tramutati in presiti, cofinanziamenti o addirittura soldi per chiedere prestiti e garanzie ad altri soggetti.

Di quanti soldi parliamo/ Nella logica di Bruxelles l’accesso dei singoli serve a velocizzare la spesa di parte dei fondi che restano troppo spesso fermi nelle casse centrali. Parliamo di un ammontare – fondi di investimento compresi – di oltre 454 miliardi solo per il periodo 2014-2020 . Di questi, una parte è suddivisa in due macro-tipologie di fondi: fondi diretti e fondi strutturali indiretti. Ai primi, come dice lo stesso aggettivo, si può accedere direttamente cioè senza il bisogno di passare da organismi nazionali che non devono emettere bandi specifici. Che cosa vuole dire concretamente? Vuol dire armarsi di un ottimo inglese e monitorare questi due portali: il sito dei bandi Horizon 2020 (80 miliardi per progetti di ricerca) e COSME (2,4 miliardi in bandi per la competitività economica). Il singolo, anche libero professionista, dunque può accedere.

 

Fondi diretti: accessibilità teorica e di fatto/ Per i fondi diretti l’accessibilità del singolo libero professionista, purtroppo, è solo teorica. La maggior parte dei bandi connessi a questo tipo di contributi è infatti pensata per progetti strutturati, da condurre in partnership: difficile, quindi, che un singolo professionista da solo, pur potendo fare domanda, sia in grado poi di gestire la procedura di realizzazione o anche solo di fare da capofila per un finanziamento che può anche ammontare a milioni di euro. Non è quindi vietato partecipare, ma di fatto Horizon 2020 e Cosme sono studiati appositamente per realtà strutturate e difficilmente per le esigenze e la capacità di rendicontazione e di gestione di un singolo freelance.

 

Accanto ai fondi diretti esistono poi quelli indiretti, cioè contributi erogati dall’UE ma gestiti a livello nazionale e regionale. Parliamo in particolare del Fondo Sociale Europeo (FSE) e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR). In questo caso occorre armarsi di pazienza e monitorare i siti delle Regioni che emanano bandi appositi volti a erogare i finanziamenti del Fondo indiretto – e di cui parleremo nella seconda parte dello speciale.

Fondi indiretti: accessibilità teorica e di fatto/ In teoria questi fondi dovrebbero essere più accessibili rispetto ai fondi diretti. Per due ragioni. La prima è che un organo italiano – nel nostro caso ci concentreremo sulle Regioni – aiuta a tradurre in linee guida applicabili sul territorio requisiti e indicazioni fornite da Bruxelles su tipi di ambito e tipi di ricadute ideali che quei soldi devono avere una volta messi in circolazione. La seconda è che i loro importi, proprio perché distribuiti dal filtro dell’organo nazionale, sono prestabiliti e in genere meno consistenti per ogni progetto rispetto ai potenziali milioni di un bando diretto. Nella realtà, il livello di burocratizzazione e le condizioni ulteriori imposte dalla normativa italiana e regionale rendono la presentazione delle application un lavoro.

Lavoro che in genere sono più inclini le imprese ad affrontare rispetto al singolo freelance. Lo dimostra il fatto che, salvo qualche eccezione nella Penisola, li sportelli di consulenza gratuiti per i liberi professionisti si contano sulle dita di una mano mentre il resto è lasciato alla consulenza privata.

Maria Teresa Cosso è ingegnere ed esperta di finanzia agevolata di impresa. Opera in Piemonte e conferma che ad oggi «richieste di consulenza da parte di partite IVA non mi sono arrivate. Può darsi dipenda anche dal mio specifico campo, poiché lavoro più per aziende di varie dimensioni o startup che non per i singoli freelance». In ogni caso Cosso conferma che «le linee di finanziamento sono difficili da attivare, devono essere sempre supportate da garanzie. Tutto sommato questi percorsi non sono così immediati e facili e anche per le imprese, a fronte delle spese sostenute la documentazione richieste per le application è importante».

 

Se il nodo allora non sono i finanziamenti ma i meccanismi di redistribuzione serve una semplificazione urgente per permettere davvero ad imprese e singoli di beneficiare dei finanziamenti europei. Molti dei quali, invece, si bloccano alla frontiere nazionali e vengono assorbiti da organismi non direttamente capaci di realizzare progetti e avviare attività. Cioè, quello per cui i fondi sono nati.